Foxconn per dar fronte ai continui suicidi aveva deciso qualche tempo fa di migliorare i salari dei dipendenti di ben il 30%, valore poi ritoccato subito al rialzo subito dopo l’ennesimo suicidio. Tutto questo ha portato i cinesi a ricercare una retribuzione superiore. La città di Pechino ha detto che aumenterà i salari minimo del 20 per cento, a 960 yuan (140 dollari) al mese, e dovrebbe essere seguita da altri a breve. Il New York Times mette in luce diversi fattori, tra cui la crescente competizione per i lavoratori, le autorità statali che insistono su standard più elevati e uno sforzo di politica nazionale per facilitare il divario tra ricchi e poveri. Tutte buone notizie a primo impatto, ma queste misure a favore dei lavoratori cominciano a farsi sentire sui costi di produzione, quindi ora si parla di delocalizzazione della produzione su imprese locali meno costose (anche i ricchi piangono?).
Vietnam, India e Indonesia sembrano i primi indiziati per l’adozione dei dazi di produzione della lontana Cina, con alcune aziende che invece hanno intenzione soltanto di spostarsi verso le regioni più povere all’interno della nazione. Modifiche che non perturberanno nel breve il mercato dell’elettronica, a causa della sua infrastruttura più sofisticata rispetto alle altre, ma il consumatore finale potrà sentire questo effetto, sotto forma di prezzi più elevati (come se già guadagnano poco). L’inflazione in Cina sta crescendo, quindi vi consiglio di acquistare quello che vi serve il più presto possibile.
