Febbraio non è stato mese buono per la Apple. Dopo l’assalto, l’incendio doloso e gli avvelenamenti, ora la relazione annuale dei fornitori della Apple rivela che quest’anno sono stati trovati ben 11 minori che lavorano nelle fabbriche che producono i loro prodotti.
Nelle 24 pagine che compongono il rapporto ci sono molte brutte notizie. Il peggio: tre diverse fabbriche Apple utilizzano per la fabbricazione dei componenti impiegati di 15 anni, i minori in totale sono 11, nei paesi dove l’età minima per il lavoro è di 16 anni.
Altri risultati comprendono oltre 50 fabbriche colpevoli di trattenere i propri lavoratori per un periodo superiore al tetto massimo delle 60 ore settimanali e almeno 24 fabbriche pagano i lavoratori meno del salario minimo. Non paragonabile minimamente allo sfruttamento minorile, che molte volte ha visto coinvolti grandi marchi americani ed esteri: solo il 61% delle fabbriche Apple sono risultate in regola con le norme di sicurezza e solo il 57% aveva le autorizzazioni ambientali necessarie per il funzionamento.
Apple non fatto nomi ne delle aziende e ne dei paesi in cui sono ubicate: attualmente può contare su fabbriche indipendenti in Cina, Singapore, Taiwan, Filippine, Thailandia, Repubblica Ceca, Malesia e Stati Uniti.
Apple non è estranea a fornire polemiche a catena, ma questa più delle altre storie, credo proprio non possa essere messa da parte. Tutto ciò dimostra come nonostante i grandi marchi assicurino sicurezza e qualità nella creazione del prodotto, il prodotto finale viene dalle stesse linee di montaggio che sfruttano lavoro minorile in condizioni di lavoro disumane.
